E’ bella mattina di maggio. Mentre faccio colazione mio fidanzato domanda: “Dove vai oggi, Robba? A giocare a golf, a un’asta di beneficenza?”. Risposta: “No, vado al Caf”. E lui: “Ma come? Con gli assegni che ti passo fai una vita così meschina?”. E io sarcastica: “Ah ah ah”. Così vado al Caf, prima volta in vita mia, per consegnare i miei cud per la dichiarazione dei redditi. Mio collega dice spesso che si ha visione distorta della realtà osservando sondaggi su Repubblica.it e Corriere.it. Utenti della rete che hanno modo e interesse a compilare questionari di quotidiani online non sono campione. Così è il Caf. Persone in sala d’attesa sono con ogni probabilità lavoratori dipendenti, dichiarano almeno un reddito, magari hanno anche un immobile di proprietà. Leggono Repubblica oppure leggono Repubblica e Il Manifesto. Sono visione distorta della realtà. Peraltro sono polemici. In mezz’ora di fila numerata aprono più polemiche tra loro e con gli impiegati. Quando signora indaffarata fa per andarsene nonostante manchi poco al suo turno, domanda se qualcuno che ha fretta vuole il suo numero, ma non ha fatto i conti con un lettore di Repubblica e Il Manifesto. “E no! Questo non è giusto!”, esclama lui. E lei: “Santi numi! Lei è un leguleio”. Accanto a loro una donna incinta all’ottavo mese che sarebbe stata ottima soluzione bipartisan. Quanto a me come ogni pavido liberale di questo paese mi nascondo dietro il mio quotidiano, una copia del Giornale della domenica del 6 marzo 1938, con una divertente parodia della “celebre scrittrice” di Giorgio Prosperi che sembra scritta a posta per G. Soncini.