(Sabato 3 agosto 2012. Giornata di sole.) Tornati a Capalbio per l’ennesima volta. Per Capalbio, se ho capito bene, si intende un’area di campagna non distante dal mare al confine tra il Lazio e la Toscana ormai comprendente: la ruspante Pescia Romana, una frazione di Montalto di Castro, provincia di Viterbo, dove si costruisce molto male, d’altronde bastano pochi ettari, e dove si trova il capannone di un commerciante marocchino che vende gli stessi arredi delle carissime boutique di Monti a un quarto del prezzo; oltre che, nella provincia di Grosseto, le belle frazioni di Chiarone, dove abitava Philippe Daverio, Pescia Fiorentina, con le splendide ville precedute dai cipressi, il Bar La Mandria, la trattoria Il Tortello (ottima anche per pranzare sulla via del ritorno) e il Giardino dei Tarocchi, a Garavicchio, Borgo Carige, con il Bazar, il decadente Le Burle (sul retro non ha piu’ i giochi per i bambini), il supermercato Despar, Capalbio Scalo, con il bar della stazione e l’albergo Del Lago, nonche’ l’Oasi di Burano, dove e’ piu’ difficile incrociare un insetto che sul proprio balcone di citta’, i lidi della Dogana, dell’Ultima Spiaggia e di Macchiatonda (elencati per difficolta’ crescente di prenotazione nella bella stagione), fino all’antico borgo di Capalbio vero e proprio, dall’aria un po’ posticcia, ma sede di Capalbio Libri, del famoso ristorante Da Maria e del Frantoio (unico posto dove si puo’ bere un drink).

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