Domenica 4 marzo 2012. Giornata di sole. A proposito di Lucio Dalla quello che mi colpisce e’ quanto fosse parte delle vite di tutti anche di quelle di chi non ascolta mai musica e magari trova esagerato il risalto che si da’ alla sua morte eppure, ascoltando un servizio al telegiornale, riconosce i testi delle sue canzoni. Piccole cose: ogni lunedi’ sera di quando ero bambina cominciava con la sua musica che introduceva il film per grandi di Raiuno; della noia invernale delle domeniche, con i miei genitori che fumavano e giocavano a carte con i miei zii, ricordo soprattutto quelle canzoni che non capivo e su cui pure mi arrovellavo piu’ che sulla stessa dottrina che mi insegnavano al catechismo; l’attesa dell’anno nuovo quando avevo dieci o undici anni era sempre grigia, sospesa e sciroccale come cantava lui ne L’anno che verra’. Quel suo cappellino di lana blu a un certo punto sul finire della mia infanzia deve avere sostituito la mantella di cappuccetto rosso. Poi certo sono cresciuta ed e’ arrivata la pioggia primaverile ma pure una serie di splendide giornate estive qualcuna trascorsa persino sulla terrazza dove e’ stata scritta Caruso. Lucio Dalla per me e’ diventato solo un grande cantautore e le sue vecchie canzoni finalmente belle e comprensibili hanno smesso di seguirmi cosi’ da vicino. Eccetto il 4 marzo, quando e’ sempre bastata la data di scadenza su un cartone del latte a riportare anche solo per un momento su tutto.