theme
6

Lunedi’ 30 gennaio 2012. Giornata di sole (termometro dice 3 gradi ma io mi fido dei termometri ancora meno di quanto mi fido delle bilance). Abolizione del valore legale del titolo di studio: se deve significare che tutti i laureati sono uguali in concorso pubblico, solo non sono più ammissibili limiti in base al voto di laurea, come proponeva il ministro Patroni Griffi oggi alla radio, io sono contraria. Abolizione del valore legale del titolo di studio è misura di per sé paradossale che a occhio e croce funziona solo se é radicale: accesso al concorso pubblico completamente a prescindere dal titolo di studio perché è solo nel concorso che avviene la valutazione, solo così si premiano veramente il merito, la competenza o come li volete chiamare e non a maggior ragione il mero parcheggio all’università (chiamo così la laurea della media degli studenti italiani, una media di fuoricorso, e non certo perché lavoratori, senza nemmeno la scriminante, non dico dell’ateneo, ma nemmeno del voto). Epperò non sono d’accordo neppure con il viceministro Martone: primo perché ho un pregiudizio nei confronti di quei “secchioni” (per stare alla sua elegante dicotomia, secchioni vs. sfigati) che avendo un padre alto magistrato (o avvocato generale) riescono ad aprire le porte della carriera universitaria (al Centrosud è una parabola regolare; non metto in dubbio le capacità del viceministro, ci mancherebbe, ma a parità di capacità, e talvolta pure in disparità, le porte si aprono per certi secchioni e non per altri); secondo perché i veri “sfigati” sono quei laureati a ventitré anni o anche meno, magari con il massimo dei voti, che però all’uscita dall’università italiana si trovano del tutto impreparati al mondo del lavoro (avete mai provato a fare l’avvocato a ventitré anni dopo una laurea con lode in giurisprudenza? Io sì e vi assicuro che il segretario diplomato dello studio legale era molto più bravo di me, e forse anche del titolare: è per lui, per il segretario diplomato, che va aperto un eventuale concorso alla Corte dei conti e non certo per i laureati con il minimo dei voti). Ciò detto, non credo nemmeno che l’università italiana sia la peggiore del mondo, e tantomeno d’Europa, viceversa non mi spiego tutta questa fuga di cervelli: com’é che il risultato di questo disastro, come si evince da certi servizi di Iacona e compagni, all’estero è così richiesto, valorizzato, benpagato o persino superpagato? O è falsa la disastrosa premessa o sono falsi i servizi di Iacona e compagni oppure è una via di mezzo (questo, del resto, è il paese delle vie di mezzo).

6 note
Gennaio 30, 2012
  1. ilcaneandaluso ha rebloggato questo post da robba
  2. postato da robba
Follow Me on Pinterest