Mercoledi’ 18 gennaio 2012. Giornata grigia. Sveglia ore 7:40. Facciamo un esercizio, proviamo a metterci nei panni del comandante della Costa Concordia: cosa l’ha indotto a una condotta così errata (la rotta sbagliata oltre che non autorizzata, le tardive comunicazioni alle autorità, all’equipaggio e ai passeggeri, l’abbandono della nave, il rifiuto all’ordine di risalire a bordo e coordinare da lì i soccorsi)? Paradossalmente la parte più comprensibile della sua condotta è la prima: insomma, capitano tutti i giorni incidenti gravissimi per sottovalutazione dei rischi e sopravvalutazione delle proprie capacità, fanno meno impressione perché a finire su un fianco di solito sono camion o automobili o aerei al massimo e non navi, ma il numero di morti è quantomeno proporzionale (oggi sul Gra un tir ha sbandato uccidendo cinque persone). La seconda parte della condotta del comandante invece è un rompicapo causale: potrebbe avere determinato il relativamente alto numero di vittime e, allo stesso tempo, il relativamente alto numero di superstiti. Insomma può essere che costui abbia tardato le comunicazioni essendo impegnato prima a capire l’entità del danno e poi a mettere in sicurezza la nave conducendola nella rada del Giglio, non immaginando che dopo quella manovra o comunque con il passare di quei minuti preziosi la nave si sarebbe inclinata in modo da non rendere più possibile per tutti l’abbandono della nave sani e salvi. Può darsi che non lo immaginasse neanche quando è sceso dalla nave? Comunque non era solo, alcuni ufficiali sono scesi insieme a lui. Magari, commettendo l’ennesimo errore di sottovalutazione dei rischi e sopravvalutazione delle proprie capacità, ritenendo che la nave fosse ormai ferma, il comandante e gli ufficiali sono scesi dalla nave subito, ancora prima che questa si inclinasse significativamente. Magari… non so voi, ma io ormai mi sono persa. Senonché, e veniamo al punto, dopo l’ordine di risalire a bordo e la comunicazione della presenza di un incerto numero di vittime, il comandante ha disertato e questo a tutti noi sembra davvero troppo. Chissà, forse a quell’ora non era nemmeno più sulla scialuppa, come vuole fare credere nelle telefonate alla capitaneria, ma era già a terra e senza più alcuna lucidità, nemmeno quella necessaria per trovare un mezzo e le forze per risalire sulla nave. Del resto, se così non fosse, se non fosse questa l’altra faccia di un comandante a due facce (una, che non abbiamo visto, da comandante che parla e si comporta come un comandante e una, che invece i media ci rimandano in continuazione, da ultimo che parla e si comporta come un ultimo), l’unico esercizio da risolvere dovrebbe essere quello di mettersi nei panni di chi sceglie per il comando un uomo del genere. (Ciò detto, senza solide fondamenta di informazioni che la sostengano ogni opinione lascia il tempo che trova, in questo caso l’emergere di dettagli ancora ignoti potrebbe non dico ribaltare l’opinione pubblica ma anche soltanto inclinarla).