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Mercoledì 7 dicembre 2011. Giornata di sole. Sveglia ore 9. Breakfast con camomilla, caffé, pane integrale con burro e marmellata. Note. Sono arrabbiatissima con la scuola pubblica la quale presume che i nonni, un giorno sì e uno no, stiano a casa a tenere i nipoti e, nella lontanissima direi inimmaginabile ipotesi che non ci siano nonni che fanno i nonni (come nel mio caso e in quello di tanti), allora che siano le mamme (mai i papà) a stare a casa a tenere i figli. Maestra di asilo nido, che quest’anno festeggerà l’Immacolata per due giorni e il Natale per venti, per conto della scuola pubblica gentilmente mi consiglia: “Ne approfitti per fare riposare la bambina. E, viste le sue condizioni, riposi anche lei”. Cara scuola pubblica, non ci avrai: non smetterò di lavorare solo perché madre, per giunta in stato di gravidanza, visto che sto benissimo, quanto alla bambina passerà le vacanze supplementari delle sue maestre e di tutto il personale scolastico girovagando nei dintorni degli uffici dei genitori o aiutando la colf nelle faccende domestiche, ma almeno crescerà con modello moderno e non preistorico. Ciò detto, visto che ci sono, vorrei spendere parte della mia rabbia anche a favore delle madri non lavoratrici (per scelta, per necessità, qui non importa) che, immagino, nell’ottica della nostra cara scuola pubblica dovrebbero cogliere l’occasione dei lunghi ponti scolastici per portare i figli a sciare sul ghiacciaio (non so se, con questo caldo, altrove ci sia neve): ebbene, mia madre era una madre non lavoratrice che come molte madri non lavoratrici a guardare bene lavorava il doppio di me - casa, figli, marito, più tutte le seccature periodiche o una tantum che, visto che non aveva l’obbligo di andare ogni giorno al lavoro o a scuola, noi d’ufficio le delegavamo - soprattutto, nonostante tutto quel tempo libero, non aveva mai un dopolavoro vero in cui andarsene spensieratamente al parco o in bicicletta come fa dopo il lavoro la sottoscritta con bambina (e chi se ne importa della cena!); ma anche a volere considerare soltanto quelle madri non lavoratrici che si avvalgono di una più o meno assidua collaboratrice familiare, dunque che non hanno troppe incombenze in casa o addirittura non ne hanno nessuna, e che spesso non trovano altra definizione di se stesse che quella di “mamme a tempo pieno” (le altre invece farebbero bene a continuare a definirsi “casalinghe”), devo dire che per mia scienza ed esperienza - amiche, conoscenti, vicine, passanti - è raro che passino le giornate dal parrucchiere (ammesso che andare dal parrucchiere sia uno spasso: prima o poi anche questo luogo comune andrà affrontato) oppure a soffiare sulla manicure appena fatta (poi ci sono le eccezioni, per carità), di solito invece diventano, persino più delle casalinghe, sorta di factotum a servizio della qualità della vita familiare (ottimizzazione domestica; selezione della scuola migliore per i figli, che non è mai la più vicina; accompagnamento a svariate attività extrascolastiche; promozione della socialità dei figli come dei genitori, mansione non secondaria nella quale io, per esempio, confesso di essere totalmente carente) e ciò ogni giorno che passi, a dispetto dei ponti corti o lunghi, checché ne pensi detta scuola pubblica che ci vorrebbe tutte, lavoratrici e non lavoratrici, in meritata vacanza o a riposo completo a ogni suo cortese accenno.

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Dicembre 7, 2011
  1. riga ha rebloggato questo post da robba
  2. postato da robba
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