Giorni fa fidanzato si è svegliato dicendo di avere fatto un sogno bellissimo e di avere sognato Daniele Capezzone. Dice che Capezzone veniva ospitato nella sede del Partito Radicale per una sorta di uno contro tutti: tutti i radicali che lo accusavano di tradimento, incoerenza eccetera e lui da solo che si difendeva. E dice che tra gli accusatori c’erano anche sottoscritta e suo padre. Embé, dove sta tutta questa bellezza?, mi chiederete. La bellezza, secondo fidanzato, viene adesso perché Capezzone, per difendersi, allestiva una spettacolare messa in scena di un dramma shakespeariano centrato sulla sua vicenda umana, vicenda umana che riguardando appunto l’uomo nell’unità delle sue emozioni oltre che delle sue ragioni non può che essere unica e coerente (o una roba del genere). ”Cosa volete che sia una scelta politica di fronte al dramma di un uomo?”, era più o meno la conclusione del racconto di fidanzato. Ora, so che vi sembrerà incredibile, ma quello che proprio non mi va giù di questo sogno è il fatto di essere tra gli accusatori. Vada per i radicali, vada per padre di fidanzato, ma io? Io non ho accuse da muovere a chicchessia, figuriamoci a uno che è accusato a destra e a manca (si fa per dire: spero che a destra lo accusino meno o non lo accusino affatto). Io, quando sento che la gente, e non un paio di persone ma praticamente tutta la gente che conosco, dato che per uno scherzo del destino conosco soltanto gente di sinistra, insomma quando sento tutta questa gente che insulta Capezzone con gli insulti più pesanti che abbia mai sentito, per non parlare delle bestemmie, se non è il caso di mettersi a difenderlo (spesso non ci sono proprio gli argomenti contro cui urge trovare degli argomenti, e comunque sarebbe tutto fiato sprecato), mi cucio la bocca. Ps. Ah, oggi su Friendfeed la notizia (falsa) della morte.
August 2010
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Facile scrivere delle cose che non piacciono (per esempio dovrei scrivere del film di D. Luchetti ispirato a Il fasciocomunista, ma mi astengo), difficile delle cose che piacciono. Seguirà un elenco.
Invece Apollonj per il vaccino non ha pianto: della puntura al braccio non si è nemmeno accorta, ha urlato solo un po’ per la puntura alla gamba, questione di un paio secondi, e per il dolore non per la paura (merito anche delle dottoresse che avevano la trottola a piovra e altri giochi mai visti). Ora è piena zeppa dei virus di tutte le malattie che vi vengono in mente ma sta bene. Suo padre in compenso ha mangiato dei biscotti infestati da larve di farfalle alimentari. Dice che se n’era accorto mentre li mangiava, credo dai buchini e dalle ragnatele, ma li ha finiti comunque tutti. Il padre di Apollonj è il tipo d’uomo che tiene un coltello sul comodino come rimedio contro le zanzare.
E’ una settimana che ho mal di testa. Oggi poi devo portare Apollonj a fare il vaccino, le altre volte non era un problema, ma da quando in ospedale le hanno fatto la manovra per rimettere a posto il gomito sublussato piange appena vede un lettino. Gliel’ho detto, ieri, che deve essere coraggiosa ma non so bene nemmeno io perché. Una cosa bella di quando Apollonj va a farsi il vaccino è la passeggiata al ritorno per il quartiere Flaminio. Perché è un quartiere leggero, un quartiere costruito nel Novecento, direi quasi che sembra un quartiere europeo, con i tram, il fiume e le varie infrastrutture. Della nuova casa mi piacciono, nell’ordine: il fatto che si trovi nel quartiere Flaminio, sebbene ai margini, la vista da tutte le finestre (un campo da tennis, il boschetto della Filarmonica, Villa Balestra, Valle Giulia, Villa Borghese, il Lungotevere), le porte e i termosifoni che sono quelli enormi degli anni Venti, il corridoio da film di E. Scola.
Soprattutto d’estate il centro di Roma è pesante, incombente: tutti quei palazzi monumentali! Napoli pure è zeppa di palazzi storici ma sono del Seicento, del Settecento, e comunque non vedi dappertutto le ombre dei preti che sono transitati lì per secoli. Comunque sono andata in Via Giulia, un caldo che in confronto casa nostra è un paesino alpino, per ritrovare cara amica dopo cinque mesi di assenza da questo paese. Non sapeva nulla, né che Fini era diventato liberale, né della morte di Cossiga, né di tutto il resto. C’era un suo amico che oggi, “per non versare più soldi a questo governo”, lascerà il paese (sia di esempio per i lettori esterofili). A un certo punto infatti se ne è andato perché doveva preparare la valigia. Voi direte: e dove va? Va a Bruxelles, al Sablon. Dice che al mercatino ha comprato venti pezzi per un euro, ma a lui interessava la teiera, che una sua cugina belga gli ha regalato un vecchio tavolino da picnic e il materasso, lui poi si è preso il sommier. Per il resto, ha venduto la casa di Parigi.
Per me Virzì è meglio di Risi, e il film è bello, ma neppure io ho versato una lacrima.
Varie. Svegliata con Gianrico Carofiglio alla radio che usava l’orribile verbo “impattare”. Comprato un quaderno e cominciato ad appicicarci fotografie di case che mi piacciono e variazioni più o meno possibili della piantina di nuovo appartamento. Cercato invano una palestra in zona stazione (la sola idea mi fa orrore). Impattata, al ritorno dal lavoro stanca per il caldo umido, con nuova esigenza di bambina di imparare a camminare anche in verticale (ora è un gatto che si arrampica sulle persiane ma per grande fronte e piccolo naso somiglia tutta a F. Giannini). Cominciato a indossare ossessivamente una borsa rossa con sandali che non c’entrano davvero niente. Cercato per due ore di convincere donna a mezzo servizio che nessuno è zingaro per nascita ma solo per la cultura in cui cresce (eh sì, la figlia che era scappata di casa è incinta e lei, che ha la mia stessa età, sta per diventare nonna di uno zingaro). Sarà che questa storia mi ha messo di malumore, da cui le tirate dei giorni scorsi sull’educazione (soltanto un anno fa la madre fiera era andata a iscriverla al liceo classico), e allora me la devo prendere con qualcuno e allora me la prenderò con tutti questi esterofili che come cimici sono ormai dappertutto. Detto tra noi: io, comunque, non capisco che ci fate ancora qui: la repubblica è delle banane, il cinema italiano è un polpettone, l’inglese lo masticate… ma che ve lo dico a fare, pure con voi è tutto inutile.
Questo, invece, è molto consolante. Grazie!
Amore & educazione civica! Io aggiungo: e molto amor proprio, non solo per la prole.
Cara lettrice, il bello dell’educazione, ma per altri è il brutto, è che il principio di causa-effetto per lo più se ne va proprio a farsi benedire. Tu sei magari un’oca giuliva e vuoi un figlio che non metta i gomiti sul tavolo, che dica “grazie” ogni due e tre, che faccia il baciamano alle tue amiche quando vengono a giocare a burraco eccetera, e quindi gli insegni tutte queste belle cose, e basta, non puoi insegnargli altro, giusto il burraco, e invece quello ti viene su un vero cafone, l’unico cafone che ti sia mai capitato di incontrare nella tua vita di bella signora perbene (in questo senso, pure la teoria del buon esempio ha i suoi bei limiti…), un cafone sì, ma pure un tipo in gamba, un tipo che nella vita farà strada. E viceversa: sei tu quello che nella vita si è fatto strada, perché sei in gamba, sei geniale, però sei anche un arido, umanamente desertico, i bambini non vuoi vederli nemmeno in cartolina, se ce li hai è perché ti sono capitati, per giunta con un’idiota, e quelli però sono venuti su come dei fiori su un cactus. Accade che i figli di genitori repressivi siano poi genitori permissivi, che fanno il loro ‘68, e capita il contrario: non c’è una regola. E’ pieno di nonne che, non essendo riuscite a educare i figli, si ritrovano con dei nipoti meravigliosi. Ed è pieno di nonne che, non essendo riuscite a educare i figli, vengono accoltellate dai nipoti. C’è il temperamento prima di tutto, quello iniziale, temperamenti forti e meno forti. C’è la vita come viene, vento in poppa o prua a vento, e lì per lì non puoi farci niente. Poi però c’è la cultura, quella in cui sei immerso e quella che ti inculcano, e quella è tremenda, quella ti benda gli occhi e ti tappa le orecchie e la bocca. C’è la scuola, la scuola superiore soprattutto, che ti colpisce quando sei più esposto, ma in questo senso anche gli asili-nido non scherzano, la scuola che è una falce che falcia tutta l’erba alla stessa altezza. Alcuni dopo ricrescono più alti e più rigogliosi, altri appassiscono, molti però restano a quell’altezza, uguali ai loro compagni di scuola per tutta la vita. Fidanzato, che è nato a Roma e vissuto più a Roma che a Napoli, dice sempre di essere napoletano perché è a Napoli che ha fatto la scuola superiore. Fino alle scuole medie era un bambino romano, dopodiché è diventato un napoletano. Comunque, in mezzo a tutto questa buriana, se vuoi anche più sprovveduta, con meno mezzi a disposizione, ci sta la famiglia, i genitori, poveri disgraziati ai quali è stato inculcato che il loro compito è innanzitutto quello di educarti. La mia famiglia: più che screzi, sceneggiate (com’è noto, nella classifica degli specialisti in drammoni familiari, al primo posto ci sono gli svedesi, al secondo posto i danesi, al terzo i napoletani). Ogni volta che incontro una persona che alla mia età ha un rapporto quotidiano con i genitori, persone che telefonano a tutte le ore, persone che non riescono a stare due giorni senza vederli, mi viene sempre la curiosità: cosa hanno fatto di speciale per voi i vostri genitori quando eravate piccoli? Sarò stata sfortunata ma le risposte sono sempre deludenti. Una ragazza mi ha detto: “Ah mio padre da piccola faceva di tutto per me”. Le ho chiesto di farmi qualche esempio ma non le veniva niente. Finalmente ha detto: “Per esempio quando stavo male mi stava vicino”. Insomma, non facevano nulla di speciale, facevano quello che bene o male fanno tutti i genitori. Invece ho notato che queste persone che dichiarano di essere tanto legate ai propri genitori, e che si comportano di conseguenza, spesso sono figli unici (questo per quei genitori che pensano che un fratellino sia “il più bel regalo”), oppure sono figli di temperamenti forti: figli di geni o celebrità, o anche solo di gente che ha fatto strada (è il caso della ragazza). Ah sì, lo so, non è consolante.
Grazie! Quanto ai troll papisti: nel caso, fatevi sotto, vi aspetto!
Cose belle della maternità: venuto il mio turno di essere in casa il genitore, non più la figlia, posso non solo fare tutto quello che mi pare ma, soprattutto, posso farlo fare a lei! Se la bambina sta giocando con una tazza e la rompe posso non fare una piega: oddio, era solo una tazza. Se abbiamo fame subito possiamo cenare con due toast (che differenza ci sarebbe poi tra il toast e la pastina?). Poiché di sera in camera da letto, dove ci batte il sole tutto il giorno, per il caldo non si dorme dico che da oggi, e finché imperversa l’afa, è lecito trascinare materassi e cuscini in soggiorno e fare un king size bed sul pavimento. Dice: e se ti viene su maleducata? Dico: sicuro che viene su maleducata. Ha un anno ed è già maleducatissima. Ma che significa? Le mamme da piccoli rompevano le scatole con la faccenda dei bambini educati che dicono “buon appetito” prima di mangiare o ”permesso” prima di entrare nelle case degli altri. Poi cresciamo e viene fuori che in giro c’è gente educatissima, gente convinta di essere solo lei la gente perbene, che pensa che “permesso” sia uno dei tre segni della mancanza di una buona educazione (gli altri, vabbé, sarebbero “piacere” quando si viene presentati e lo scambiare la ”colazione” per il “pranzo”; “buon appetito” non viene preso nemmeno in considerazione). Dice: ma queste sono buone maniere, l’educazione è un’altra cosa. Ah certo, l’educazione è molto molto peggio. L’educazione è quella cella tre metri per tre, tre metri per cinque, dipende dai casi, che sta tra il te stesso di quando eri piccolissimo ed eri appunto te stesso e facevi quel che ti pare e il nuovo te stesso di quando sei grande e fai di nuovo quel che ti pare ma non sei più te stesso. E’ un periodo di reclusione, poi finisce, ma, come la reclusione vera, quasi mai ti migliora. Unica educazione, nel rispetto dei diritti umani, è per me l’imitazione. Sforzati prima tu di essere ai tuoi occhi migliore e magari c’è qualche probabilità che anche tuo figlio, sempre ai tuoi occhi, lo sarà. Dice: quanto relativismo! Dico: e meno male! O anche voi credete che da qualche parte nel cosmo esistano davvero le persone perbene?
No, non è un libro tutto belle persone. Non è una bella persona nemmeno lui, tantomeno pretende di esserlo. (Ps. I lettori i libri li comprano uno per volta, poi ci sono i compratori di libri che non apparirebbero nemmeno così matti se non si credessero diversi dalle compratrici di vestiti).
Giornata di sole. Sveglia ore 7:10. Note. Guardato interviste ad A. Pennacchi dove parlando come Nino Manfredi dice che 1) Feltrinelli pubblica solo la “sinistra fighetta”; 2) la Dandini intervista solo la “sinistra fighetta”; 3) la scrittura per lui è un demone e comunque può essere solo autobiografica (oltretutto, scrivendo di quello che non si conosce facile che si scrivono baggianate). Ammetto che non avrei letto un suo libro se fidanzato non mi avesse riferito quanto ascoltato alla radio. C’era appunto Pennacchi e raccontava di essere stato a Vienna, e diceva una cosa tipo: “Certo, Vienna è bella, tutti quei bei palazzi, ma vuoi mettere con Latina?”. Allora, è successo a luglio, sono andata subito in libreria e mi sono comprata il libro.
Mi perdo sempre per strada, mi manca proprio il senso dell’orientamento. Rimedi? Nessuno, anche perché più strade perdo e più ne ritrovo (strade nuove o, comunque, mai viste prima). Ma non è il perdersi a cui ti riferisci, credo.
Come dicono i piemontesi? Piuttosto che niente è meglio piuttosto. Vale anche per le diete (non state a sentire i femminili: meglio tante diete iniziate e poi interrotte che nessuna dieta), e vale pure per il resto.
Giornata di sole. Sveglia ore 8. Note. Al Frantoio ieri sera a un certo punto si e’ materializzata tutta una comitiva molto glamour, e quando dico “glamour” dico proprio “top”, di donne e bambini biondi. Per meta’ erano americani ma facevano un baccano che hai voglia a dire “remember, you are an Agnelli”. Io ero li’ che prendevo un aperitivo con Apollonj e scambiavo due chiacchiere con un tipo nato il mio stesso giorno e vegetariano pure lui per essere stato folgorato dall’ultimo di Safran Foer. Dopo un po’ e’ arrivato fidanzato che era stato alla presentazione di una rivista di Fare Futuro, una noia che si annoiavano pure quelli sul palco, e ha detto: “Ma non starai bevendo troppo?”. Io ho pensato che fosse un rimprovero, e allora sono andata a pagare, ma dopo, quando eravamo gia’ a Borgo Carige, e’ venuto fuori che era semmai un’attestazione di stima. La questione sarebbe stata sviscerata per il resto della serata se non fosse che, proprio in quel momento, mentre si faceva buio e Apollonj si addormentava e l’automobile passava davanti alla pizzeria Mickey Mouse, alla trattoria Il Cinghiale, al cinema con sei spettatori che guardavano Il Riparo di Puccioni, e davanti a noi si stagliava quel piazzale deserto e, a ben vedere, di impronta prettamente fascista, dall’etere sbucava sornione Bruno Ruggero che, per lo Speciale Giustizia di Radio Radicale, proponeva le prime due ore dell’interrogatorio di Matteo Arpe sul business delle acque minerali.
Giornata di sole. Sveglia ore 8:20. Note. Padre di fidanzato, stringendo una copia de Il Fatto: “Come mi sta?”. E io: “Sembri un ex di Lotta continua. Sembri Malvagione”. Problema non e’ tanto il quotidiano quanto la t-shirt. “Se vuoi leggere il Fatto mettiti almeno una polo Ralph Lauren”. Ieri a pranzo da Vinicio c’eravamo noi e il gruppuscolo di giornalisti che segue Fini ad Ansedonia. E basta. Dice: se ha commesso un’ingenuita’ (casa-Montecarlo-cognato) e’ stato per amore. E li’ per li’ pure io ero d’accordo. Fidanzato dal canto suo continua a parlare veneto tanto che ieri pomeriggio alla Feniglia incuriosito un vero veneto mi fa: “Ma di dove siete?”. Dice fidanzato che stanotte non riusciva a dormire ripensando ai bollori dell’Armida. Io invece ero a Roma il giorno in cui Almirante e il Bava rompono il fronte universitario aprendo il varco per tutti i morti e le stragi che verranno.
Giornata di sole. Sveglia ore 9. La Maremma di bello ha gli spazi: una casa qui e un’altra tra un chilometro, strade che in piena estate puoi percorrere per dei quarti d’ora senza incrociare nessuno. Sul mare poi, se a un certo punto giustamente di folla, parcheggio e caldo non ne vuoi piu’ sapere niente, puoi anche metterci una pietra sopra, e dimenticartene. L’altro giorno alle Burle c’era Petruccioli che faceva dell’ironia sulle case di Berlusconi. Il tipo che era con lui sembrava apprezzare e si sbellicava dalle risate. Apollonj pranzava seduta a un tavolo in angolo, io bevevo un bicchiere di vino bianco. Verso l’una e mezza e’ entrata una signora di mezza eta’ col caftano e il marito al seguito e ha comprato cinquanta cremini. Dopodiche’ il bar ha chiuso e non abbiamo avuto nulla da fare per tutto il giorno. Fidanzato ieri ha detto a suo padre che, se vuole restare o tornare a trovarci, deve adeguarsi almeno un po’ allo spirito dei luoghi, non stare continuamente a puntualizzare, a sottilizzare, bensi’ riflettere sul fatto che questo paese e’ ormai una barzelletta o che il capo del governo e’ in realta’ il capo della mafia. Quello pero’ non si e’ adeguato per niente, figuriamoci, e se ne va in giro col Foglio, lui che sarebbe pure un feroce anticlericale, ma si vede che certe idee ce le ha davvero perche’ la sera, al Tortello, dopo l’ennesimo dibattito su Della Vedova subito chiuso da noi con un “comunque, si vede che non aveva altra scelta”, voleva sostenere che gli inglesi o i francesi sono meglio degli italiani. Ieri sera poi c’e’ stata la questione del quotidiano. L’antefatto e’ che padre di fidanzato, che ha sempre letto la Stampa, da qualche tempo non e’ piu’ soddisfatto, le migliori firme se ne sono andate, in prima pagina spadroneggia Gramellini, che te lo raccomando, e insomma vorrebbe trovarsi un giornale migliore da leggere e dice che il meglio sarebbe un giornale della sua citta’, che un uomo a un certo punto della vita deve leggere il giornale della sua citta’, e allora s’e’ messo in testa di leggere il Messaggero. Fidanzato glielo ha detto che non e’ adatto, che non e’ roba per lui, che e’ una scelta troppo hard, che semmai alla sua eta’ e’ ora di mettere la testa a posto e cominciare a leggere il Corriere della sera, ma niente. Io gli ho consigliato pure di trasferirsi a Torino e continuare con la Stampa, che faceva prima, ma non c’e’ stato verso. A proposito di giornali parlato l’altra volta con giornalaio di nota frazione di Capalbio che persino lui aveva da ridire sul tempo effettivamente dedicato alla lettura dai portatori di mazzette di giornali che in zona vanno per la maggiore (e che piu’ di tutto tengono alla fattura per il rimborso-spese). Giornali venduti, dice lui, ovviamente Corriere e Repubblica, saldo il Tirreno, bene il Fatto con una trentina di copie sottratte a Repubblica, sempre piu’ invenduta l’Unita’ di Concita.
Capalbio. Giornata di sole. Sveglia ore 7:49. Note. Come si dorme in campagna da nessuna parte. Di notte senti solo i grilli, di giorno invece si sentono le cicale (e fin qui, direte, le cicale si sentono anche a Roma!), le tortore e le mosche. E si vedono anche le pecore che vanno e vengono dalla stalla, e i cavalli. Siamo stati all’Ultima Spiaggia ieri e, forse per il mare mosso, lo stabilimento era chiuso, il bar pure, come abbandonato, e cosi’ abbiamo potuto parcheggiare, fare il bagno e anche la doccia calda senza litigare. La spiaggia era deserta. Apollonj girava tra i lettini in liberta’. I tipi dell’ombrellone accanto avevano un’amica molto piu’ giovane e una bottiglia piena di marijuana. Prima siamo andati anche in bicicletta. Abbiamo incontrato il fattore che sembrava uscito da una pubblicita’ di Armani, un vecchio e una vecchia che avevano da ridire sul fatto che ad Albinia era piovuto tutto il giorno e a Pescia Fiorentina neanche una goccia, piu’ un canetto chiamato Punto. Tutto il resto un deserto. Uno ad agosto va in capo al mondo a cercare il deserto quando quello e’ dietro l’angolo, a Capalbio. Verso sera i butteri hanno organizzato una bisbocciata nel capannone di fronte con ospite d’onore un maialino sul girarrosto collegato con la batteria dell’automobile. Fidanzato si e’ messo fuori su un muretto con Apollonj e il canetto sperando che li invitassero, ma niente. Stamattina poi ci siamo svegliati che era Ferragosto e in giardino, nella casetta degli attrezzi, o almeno, in quella che mi era sembrata una casetta per gli attrezzi, un prete stava dicendo messa.
Roma. Giornata grigia. Sveglia ore 7:10. Note. Scoperto ieri che giorno perfetto per fare compere è il 13 agosto: niente traffico e valore del denaro più che raddoppiato. Tornando a casa in vespa un tipo che è venuto fuori dalla Banca d’Italia mi ha chiesto un passaggio, o almeno, ha finto di chiedermi un passaggio per fermarmi. Era un tipo piuttosto strano, fisicamente pareva un alieno, e se avesse voluto davvero un passaggio glielo avrei dato.
Caro Angelo, non sono stata chiara: i romani hanno trasteverizzato i Monti, non i Parioli, che per il momento non sono trasteverizzati né trasteverizzabili. Viale Parioli, mi dicono quelli che c’erano, è una delle strade di Roma che è meno cambiata negli ultimi cinquant’anni (buche comprese).
Lattine di acqua minerale allo zenzero, un tonico in senso stretto.
Shake it photo. Grazie!
Roccaraso. Giornata di sole. Sveglia ore 7:10. Note. In montagna per fare visita a zia di fidanzato che passa l’estate al fresco. Bambina, che l’anno scorso era venuta in questo albergo quando aveva appena 5 gg., ora si nutre di amatriciana e corre a destra e a manca trascinando il passeggino a rimorchio ed e’ un fulmine a ciel sereno in questo luogo di pace e riposo. Sua personale tecnica di adescamento e’ quella di buttare le braccia al collo ai malcapitati per poi puntare a orecchini e collane quando trattasi di signore e a occhiali e orologi quando trattasi di signori. Intanto procedono le letture estive: ennesimo libro di A. Pennacchi. Fidanzato ormai parla solo il dialetto veneto ed e’ un continuo “maledeta ti”, “che te piglia un cancher” e “te copo”.
Napoli. Giornata di sole (pero’ con foschia). Note. A Napoli da domenica a giovedi’, cioe’ oggi. In quattro giorni visitato per ennesima volta il Madre, museo di arte contemporanea in splendido palazzo in un vicolo dietro Via Foria, che giunta di centrodestra vuole chiudere a torto (le opere saranno scontate - da Warhol a Rauschenberg - ma Kapoor, Clemente e Paladino valgono il biglietto per non parlare della vista dell’incognita popolazione del centro storico che vestita di lino da capo a piedi in un lunedi’ sera di meta’ agosto si reca al museo per assistere alla proiezione di un film degli anni Trenta; letto Lo spazio bianco di V. Parrella che e’ un bel libro ma allo stesso tempo rappresenta tutto quello che detesto di Napoli e, piu’ in particolare, dei napoletani che (come me) hanno studiato: la lagna; passato un pomeriggio al Rione Traiano in attesa che madre di fidanzato risolvesse solita questione con gli scugnizzi che si tuffano dal balcone e, nei giardinetti di Piazza E. Vitale, fatta conoscenza con un Esposito Salvatore di anni 7 che e’ stato l’unico finora che avendo saputo che bambina si chiama Diana non ha detto “Come la dea della caccia?”, bensi’ ha detto: “Come le sigarette?”; bevuto n.1 gin tonic ammirando bellissimo panorama dell’ex Italsider avendo la destinazione industriale preservato da scempio edilizio; fatto ripetuti bagni sul moncone di molo sotto casa insieme a camerieri singalesi, portieri e scugnizzi che in questa stagione sono gli unici abitanti di Posillipo.
Giornata di sole. Sveglia ore 8:59. Note. Passano gli anni ma ancora andiamo a Monti a rimpiangere vita che avremmo fatto se avessimo comprato la prima casa che ci è piaciuta (l’ho detto che conservo tutte le piantine delle case su cui abbiamo costruito ipotesi su ipotesi e in fondo è come se ci avessimo vissuto?). Quartiere non ci piace più, e non tanto per i turisti ma per i romani stessi che l’hanno trasteverizzato (homo ornat locum non hominem locus, recita la scritta su tanti palazzi del Ventennio come quello dove poi abbiamo comprato), ma la casa è ai margini del quartiere e soprattutto resta il sogno di qualunque donna con tutti quei disimpegni e la grande zona di servizio e camere tutte col loro bagno e cabina-armadio. Altro rimpianto di fidanzato: quando ci trasferiremo nella nuova casa in pianura non andremo più in bicicletta fin su a Villa Borghese. Ah, per non parlare del gelato di Giovanni: Apollonj non lo mangerà più! Già detto che fidanzato è solito rotolarsi in rimpianti come una scaloppina nella farina. Vero è che da Giovanni bambina il gelato non l’ha mai pagato - no grazie, è troppo simpatica, dice il gelataio - e che il mondo fuori dai Parioli è cattivo (non so se siete mai stati alla gelateria Giovanni dove di sera tardi si riuniscono centinaia di famigerati adolescenti con le famigerate macchinine, e perché si riuniscono? Per mangiare il gelato). Quando ci trasferiremo in centro, aggiungo io, o in quasi-centro, nessuno mi fermerà più per strada per salutare bambina come succede di continuo ai Parioli dove per attraversare la strada puoi impiegare un’ora perché ogni passante è una nonna, una mamma, una zia, un padre o egli stesso un bambino. Ma, almeno quest’ultimo rimpianto, meglio risparmiarlo a fidanzato.
Grazie!
Giornata di sole. Sveglia ore 8. Note. Devo averci fatto l’abitudine dopo vari agosti in città perché deserto cittadino non mi sembra più così deserto magari molti hanno pensato che andare in vacanza in alta stagione non è poi così saggio oltretutto in agosto si lavora meno o comunque meglio se non altro per via di traffico e folla che si risparmia prima, durante, dopo. Varie. Madre di fidanzato suggerisce prima di ogni partenza di fare valigia per iscritto. Ora non è chiaro se nelle prossime ore ci sarà una partenza o meno ma nel caso dovesse esserci scrivo di seguito la mia valigia (comprensiva di quella di bambina): quattro o cinque cambi d’abito per tutte le evenienze (da giorno, da sera, da mare e da montagna), due o tre paia di sandali o ballerine, una borsa per il mare, pigiama per due, biancheria, costumi per me e per bambina, protezione solare 50+, creme idratanti viso e corpo, spazzolino, dentifricio, pinzette, crema colorata, mascara, burro di cacao, cappelli, spazzola per me, spazzola per bambina, forbicine, biberon grande e piccolo, bicchiere, bavaglino, due o tre cambi di pannolini, borsa termica, cucchiaino, coperta con la piovra, antizanzare, braccioli, farmaci, cera d’emergenza, radio, ipod, telefono, caricabatterie, computer, macchina fotografica, passeggino, libro, lattine di ginger tonic, borsa, portafoglio (di sicuro manca qualcosa, però).
Giornata di sole. Sveglia ore 8. Note. Tutto è bene quel che finisce bene. Bambina, nonostante il generale agosto, ha avuto due feste di compleanno: una al parco con succo di mela e macarons per bambinaia e due non meglio identificati bambini con rispettiva bambinaia, una a casa con la torta (quella fragole, pistacchio e mascarpone di Cristalli di zucchero: un po’ rovinata dal trasporto in vespa negli sprofondamenti di Piazza Venezia) per nonna, genitori, zie e zii acquisiti e persino un bambino. Regali ricevuti: tutti indovinati (una papera di legno, il triciclo di Berté, una marinaretta, le scarpe da tennis, l’abito con cappello fatto dalla magliaia, la sedia pieghevole da umarell, il ciondolo, le marmellate, il principe Charles). Varie ed eventuali. Un conto è un bel libro, un conto è un classico. Bel libro lo puoi leggere anche in una giornata, il classico breve o lungo che sia non c’è niente da fare ci metti sempre una vita. Questo per dire che non ho ancora finito Canale Mussolini. Sono quasi alla fine, al punto in cui la famiglia porta via tutti i figli a una delle mogli degli eroi del romanzo praticamente per la stessa ragione per cui lo fece il senatore Agnelli con Virginia Bourbon del Monte: barbarie contadina o altoborghese che sia (ma fidanzato magari la direbbe cosa saggia o perfino giusta), che è l’altra causa dell’insonnia dell’altra notte.
Giornata di sole. Sveglia ore 8:30. Note. Non dormito dalle 3:30 alle 6. Probabile causa: ripassavo a mente le cose da fare oggi.
Certamente. Più sintetico ancora: “Non si può sempre ragionare”.
bianco grigio e marrone
comprato in un folto di abeti
da un’indiana della riserva Sioux
(starà bene alla seconda bambina
che ha un taglio d’occhi un po’ samoiedi)
anni dopo lo ritrovo in fondo a un baule
di un’umida casa in campagna.
Neppure messo una volta
sembra ora un passato di castagne
quasi un mont-blanc, ma seduto.
E dire che l’indiana aveva sorriso
accarezzato il cavallo
e che il sole tra gli alberi…
Ma addio Montagne Rocciose
hand knitted original article!” —Luciano Erba, Richiudendo un baule (da L’Ippopotamo, 1975)
Giornata di sole. Sveglia ore 7:40. Note. Consapevolezza dietetica: guardo un piatto di pasta e vedo un bicchiere di zucchero. Consapevolezza economica: guardo un abito o un paio di sandali e vedo dei rifiuti. Illusioni: ordinata la torta di compleanno in Via di San Teodoro, scoperto invece che quella pasticceria di Piazza del Paradiso è fallita. Manca ancora il regalo. Pochi negozi di giocattoli che mi piacevano o sono falliti pure loro o sono in ferie. Suggerimenti? Varie ed eventuali: fidanzato dice che usando questo diario potrei specializzarmi nel vivere sempre gli stessi giorni del calendario. L’anno scorso, dovendo partorire il giorno dopo, ho fatto la spesa al supermercato, sono andata dal parrucchiere, poi a cena da T- Bone. Altre cose che dice fidanzato: quando oppongo alle sue argomentazioni un argomento inoppugnabile replica che ”non si può sempre ragionare secondo il principio di realtà”. A proposito di parto. Bel regalo da fare ad Apollonj, bambina nata per i piedi, sarebbe testo integrale della poesia Podalico di Bruno Michelucci/Valerio Mastandrea ne La prima cosa bella di P. Virzì (2010).
Giornata di sole. Sveglia ore 7:30. Note. Città non si è poi svuotata di molto. Parcheggiare la vespa al lavoro resta difficile (per chi come me non parcheggia sui marciapiedi; altri punti d’onore: non suonare il clacson se non rischio la morte - avete notato che gente usa il clacson per sanzionare e non per prevenire?; rallentare prima delle strisce pedonali anche se deserte; ovviamente, non insultare le persone solo perché in quel frangente guidano un’automobile). Anche pagare le bollette alla posta resta difficile (ma comunque più facile che pagarle su internet, che tra password e codici di sicurezza della carta di credito somiglia più a un mastermind): qualche impiegato è andato in vacanza ma i clienti sono gli stessi. Questo almeno è il centro. I palazzi della strada dove abito invece sono stati evacuati da mesi. Fidanzato dice che in questo periodo si incontrano solo i migliori laddove per i migliori intende governatori di banche centrali o presidenti emeriti degli industriali. Sarà ma io vedo solo ventenni, bravi ragazzi di Roma Nord in partenza o di ritorno da una vacanza all’estero, e ottantenni, in pole position al Cigno. Bambina continua ad andare al parco ogni mattina ma i suoi amici sono via via scomparsi. Giovedì è il suo compleanno e lo festeggerà con nessuno. Resta inteso però che voi quattro lettrici e lettori rimasti in città siete tutti invitati a passare giovedì alle diciannove per mangiare la torta e bere gazzosa e/o champagne (per l’indirizzo svp mandatemi un’e-mail).
Giornata di sole. Sveglia ore 8. Note. Una volta qualcuno mi ha detto che per restare in forma bastano cento addominali al giorno. Proviamo.
Giornata di sole. Sveglia ore 7:40. Note. Cena a casa nostra con amici con bambino poco piu’ grande di Apo la quale tuttavia lo terrorizza: piu’ lui piange e scappa piu’ lei, a quattro zampe, lo insegue ridendo (mai avrei pensato di mettere al mondo una tale belva). Passato altra meta’ della giornata in bicicletta con bambina davanti e pesanti riviste d’arredamento dietro (ma la mia preferita è leggera: apartamento), archiviato documenti, cucinato per tutti low gi e bevuto un solo bicchiere di vino lussemburghese. Agosto e’ il mese, come la domenica e’ il giorno, piu’ indicato per mettere ordine e ricominciare una vita o anche solo una dieta.